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    INCENDI DOLOSI   

 

  Quali i rimedi?  
Ogni anno Parchi nazionali, aree verdi, boschi rigogliosi, sono colpiti dalla piaga degli incendi dolosi.

  di Pasquale Solano

 

Anche quest’anno stiamo assistendo al triste, pietoso fenomeno degli incendi .  Alimentati dall’afa e dal vento, centinaia di ettari di bosco, di macchia mediterranea, di vegetazione lussureggiante, sono letteralmente divorati dalle fiamme.

Un intero ecosistema, rappresentato anche dai vari tipi di animali che abitano questi boschi, viene distrutto in pochi minuti.  La forza del fuoco distrugge in pochi minuti quello che la natura ha costruito lentamente in secoli.

Sembrerebbe che sia il fuoco il nemico enorme, devastante; una forza da combattere in massa con uomini e mezzi sempre più sofisticati.

Ma il vero nemico è un altro; più subdolo perché invisibile, strisciante, vigliacco: è la mano dell’uomo. 

E’ stato accertato che la stragrande maggioranza degli incendi boschivi è di origine dolosa.  La mano dell’uomo, dunque, viene mossa dai forti interessi che gravitano intorno al fenomeno.  Magari per incassare le cospicue cifre per lo spegnimento, oppure i fondi stanziati per il successivo rinboschimento, o magari per fare spazio a nuove costruzioni in cemento.

Quali sono i rimedi?  Cosa è possibile fare, per evitare che questo grande patrimonio di natura vada letteralmente in fumo?

Certo vigilare sui territori a rischio, segnalare immediatamente qualsiasi piccolo focolare ai Vigili del Fuoco (Tel.:115). Ma non basta.  Bisogna colpire al cuore del problema: deve venir meno l’interesse economico, da parte dei loschi personaggi criminali. 

Se solo gli Enti Pubblici, i comuni, si attenessero strettamente alle leggi vigenti in materia, che prevedono tra gli altri di riportare la mappatura dei territori incendiati cosicchè non sia possibile edificare negli anni successivi, sarebbe già un primo piccolo intervento dissuativo.  Non sarebbe del tutto immotivato, prevedere la responsabilità oggettiva per i responsabili comunali che con inefficienze o peggio omissioni, si rendono di fatto “complici degli incendiari”. 

Un interessante esperimento da emulare è stato recentemente fatto nel Parco dell’Aspromonte in Calabria.  Un’idea tanto semplice quanto efficace:  coinvolgere le associazioni di volontariato e le cooperative locali, alla prevenzione e vigilanza del territorio prevedendo un compenso economico in relazione al minor numero di incendi. Si viene pagati se non si verificano gli incendi.  Questo sistema ha già prodotto ottimi risultati.

Sarebbe auspicabile estendere questo metodo su tutto il territorio nazionale.  Si potrebbe arrivare addirittura a pagare i “Canadair” quando sono negli hangar piuttosto che quando spengono un incendio.  Insomma rendere conveniente anche finanziariamente, la salvaguardia della natura piuttosto che la sua distruzione.

Un traguardo possibile, basta volerlo!

 

 

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