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Relazione sulle ecomafie

di Giacomo D’Alterio, referente del gruppo attivo WWF “Napoli Nord”

La definizione di ecomafie come organizzazioni criminali è dovuta a due cronisti de “La Repubblica” tali Cianciullo e Fontana (dal libro "Ecomafia - I predoni dell'ambiente")

La camorra si adatta ai tempi, si passa quindi, dalla fine degli anni ottanta agli inizi degli anni novanta dai delitti cosiddetti “strutturali” (omicidi, estorsioni, usura, racket, ecc.) al traffico di rifiuti e all’abusivismo edilizio, è questo per due ordini di motivi:

il primo dovuto alla mitezza delle pene dei reati in materia ambientale (legislazione permissiva);

il secondo, invece dovuto al fatto che la mafia è flessibile e si adatta facilmente ai cambiamenti della società moderna.

L’ecomafia nasce nel 1989 con il patto di Villaricca (NA), presso il ristorante “La Lanterna” si incontrano camorristi dei clan dei Casalesi e di Pianura, un massone amico dei politici locali e i proprietari delle discariche (come ad esempio l’Alma di Villaricca di proprietà di un tale di nome Avolio).

Nel 1991 un’autista di nome Tamburrino viene ricoverato grave in ospedale a causa delle esalazioni dei rifiuti da lui trasportati in provincia di Napoli.

Il governo, quindi incarica una commissione parlamentare presieduta dall’onorevole verde Massimo Scalia di fare chiarezza sull’accaduto, i risultati dell’inchiesta portano successivamente a dei risultati inaspettati e inattesi presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta vengono aperti 1200 procedimenti penali per reati contro l’ambiente e 400 per denunce contro discariche abusive.

La Campania detiene la maglia nera per i reati ambientali, fenomeno tra l’altro prevalentemente meridionale, che interessa per il 42,1% le regioni di Calabria, Puglia, Sicilia e appunto Campania (dati di Legambiente).

Figura di spicco nelle inchieste sulle ecomafie risulta essere Francesco Bidognetti del clan dei Casalesi meglio noto dagli atti processuali come “Cicciott’ e mezzanotta”, a causa dei suoi fiorenti traffici nella prostituzione.

Un’altra piaga risulta essere l’abusivismo edilizio con il monopolio del calcestruzzo da parte della società “Beton Bitum” di prestanomi della famiglia Nuvoletta di Marano.

Il riciclaggio del denaro sporco proveniente dal traffico di stupefacenti e di armi viene investito in modo pulito nell’edilizia.

Dall’edilizia in poco tempo si passa alla gestione dei rifiuti, in realtà le cave per l’estrazione dei materiali per l’edilizia una volta esaurite vengono sfruttate per depositarci rifiuti tossici.

La gestione degli appalti pubblici avviene secondo il seguente circolo vizioso:

Soggetti coinvolti

Scambi tra i diversi soggetti

POLITICA

Favorisce l’acquisizione di appalti pubblici alle imprese edili per la costruzione di strade, scuole, ospedali, caserme in cambio di tangenti, inoltre ottiene il consenso dalla mafia grazie ai posti di lavoro ottenuti dalle imprese

IMPRESA

Elargisce tangenti ai politici per ottenere appalti e alla mafia per la protezione dei cantieri

MAFIA

Assicura i voti ai politici e la sicurezza dei cantieri con i posti di lavoro e le tangenti ottenute dalle imprese.

 

Queste situazioni creano dei paradossi, infatti ad un aumento della disoccupazione si verificano in contro tendenza un aumento del 94% degli sportelli bancari a Caserta e provincia e del 60% a Salerno e provincia.

Ad una difficoltà degli imprenditori settentrionali a smaltire legalmente rifiuti tossici, si verifica la disponibilità di stakholders “portatori di interesse”, i cosiddetti colletti bianchi, stimati professionisti che mediano i diversi interessi in gioco, il risultato è che ci troviamo di fronte a realtà come il comune di Qualiano, che si trova circondato dalle discariche.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che per risolvere l’annosa emergenza dei rifiuti in Campania viene individuato nel comune di Giugliano in Campania nella discarica di Masseria del Pozzo il sito per depositare tutti i rifiuti della città di Napoli.

Le confessioni del pentito Carmine Schiavone del clan dei Casalesi porta alla luce una realtà sconvolgente, la superstrada che collega Nola a Villa Literno ha coperto diverse discariche illegali di rifiuti tossici.

Arriviamo addirittura all’incidente diplomatico tra Italia e Kenya quando la nave dei veleni “Karen C” approda sulle coste africane in arrivo dall’Italia.

Il costo dello Stato è quindici volte superiore per bonificare le aree contaminate.

Diventa sempre più stretto il legame tra territorio e salute, da uno studio condotto dal dott. Andrea Granata si riscontra che sono in netto aumento le malattie tumorali nell’area dei comuni di Giugliano, Villaricca e Qualiano , mentre da uno studio condotto dall’associazione dei pediatri di Aversa si evince che nel paese di Parete in provincia di Caserta, il comune più vicino alla discarica di Masseria del Pozzo sono in largo aumento le malattie broncopolmonari dei bambini, qui tra l’altro sono in pericolo le colture di fragole, pesche e albicocche, che costituiscono la principale ricchezza di una zona con un’economia prevalentemente agricola.

Dalle dichiarazioni del Sostituto Procuratore della Repubblica di Napoli dott. Melillo rese alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie si rileva che i rifiuti vengono miscelati ai materiali impiegati per la realizzazione delle opere pubbliche comprese le abitazioni civili.

La situazione si aggrava se si pensa che si verifica una depenalizzazione dei reati in materia ambientale per lo più ridotte ad ammende amministrative.

Il traffico dei rifiuti tossici avviene secondo la stessa tecnica usata per il traffico di armi, la triangolazione dei documenti di trasporto delle merci, così un autotrasportatore trasporta scarpe destinate all’Italia, in Svizzera avviene lo scambio le scarpe vengono scambiate con i rifiuti tossici per poi raggiungere l’Italia con il documento di trasporto delle scarpe.

I guadagni nel traffico dei rifiuti speciali e pericolosi sono enormi grazie all’evasione fiscale che è rispettivamente del 31% per gli uni e del 19% per gli altri con il conseguente danno erariale.

La mancanza di discariche per i rifiuti ospedalieri provoca il proliferare di tanti traffici illeciti.

Basti pensare che i carabinieri hanno scoperto lungo il litorale domizio tra Varcaturo, Licola e Castelvolturno ben 130 laghetti per l’itticoltura, destinati dalla malavita organizzata come depositi a cielo aperto di rifiuti di ogni genere.

Il successo delle ecomafie è dovuto principalmente ad una serie di fattori:

1.      inadeguatezza dello Stato a combattere i reati ambientali;

2.      mancanza di pene forti e visibili;

3.      poco clamore sugli organi di stampa;

4.      debole controllo del territorio da parte degli Enti locali;

5.      flessibilità e adattamento delle ecomafie alla società;

6.      spostamento delle attività criminali nei paesi privi di disciplina sanzionatoria;

7.      seria preoccupazione che l’inasprimento delle pene possa far diventare lecito quello che è oggi illecito.

Il Procuratore nazionale Antimafia Pierluigi Vigna ritiene che l’ecomafia sia il crimine transnazionale più diffuso e più difficile da combattere attualmente, due, secondo il procuratore, possono essere le armi in più per sconfiggere le ecomafie:

un corpo di guardie ambientali da affiancare al nucleo operativo ecologico dei carabinieri e un coordinamento a livello europeo tra le forze dell’ordine per la prevenzione e la repressione del dilagante fenomeno criminoso.

 
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