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La comunicazione strategica: la comunicazione interpersonale e le strategie di comportamento

Appunti del corso di Giacomo D’Alterio, referente del gruppo attivo WWF “Napoli Nord”

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Max Formisano
formatore e docente in comunicazione

TABELLE RIASSUNTIVE

GLI STADI DELL’AUTOMATISMO

 

N.

STADI

1

INCOSCIENTE INCOMPETENTE

2

COSCIENTE INCOMPETENTE

3

COSCIENTE COMPETENTE (rigido e forzato)

4

INCOSCIENTE COMPETENTE (automatismo e spontaneità, che si raggiunge con la pratica)

 

LIVELLI DELLA COMUNICAZIONE

 

N.

LIVELLI

PERCENTUALE D’INCIDENZA SULLA PRIMA IMPRESSIONE

1

VERBALE (contenuto)

7%

2

PARAVERBALE (voce, tono, ritmo, volume)

38%

3

NON VERBALE (atteggiamento, comportamento, ecc.)

55%

Una comunicazione efficace è una comunicazione nella quale i tre livelli della comunicazione (verbale, non verbale, para verbale, ecc.) sono congruenti ossia allineati e coerenti.
Gli americani dicono non c’è mai una seconda volta per la prima impressione, in realtà l’uomo cerca di non contraddirsi (dissonanza cognitiva).

COMUNICAZIONE EFFICACE

VERBALE

QUELLO

 

PARA VERBALE

COME

Tono, pausa, volume, ritmo, velocità, timbro.

NON VERBALE

COME

Gestualità, prossemica, mimica facciale (sorriso), occhi, sguardo, respirazione, aspetto (look, abbigliamento), odore, postura.

Una comunicazione efficace serve per dare ed ottenere fiducia, per convincere, vendere, catturare, affermare, tranquillizzare, persuadere, affascinare, coinvolgere e ottenere il consenso.

PAROLE CHIAVE:

  • Empatia

  • Feedback (risposta)

  • Spontaneità

  • Obiettivo

  • Adeguarsi

  • Ascolto

  • Flessibilità

  • Elasticità
    Per passare dalla flessibilità all’empatia occorre pratica.

PILASTRI DELLA COMUNICAZIONE
IL PRIMO PILASTRO E’ LA MAPPA NON E’ IL TERRITORIO

La mappa siamo noi, mentre il territorio è la realtà che ci circonda.
La mappa è data da una serie di elementi psico-fisici quali la volontà, le credenze, i valori, l’identità, la famiglia di provenienza, la religione, i gusti, la provenienza geografica, l’educazione, il sesso, l’età, il grado d’istruzione, l’esperienza, la fisicità, la motivazione, gli obiettivi.
Dalle radici che sono date dalle credenze, dai valori, dall’identità, dalla spiritualità derivano le foglie, ossia i comportamenti e le capacità (skills).
La comunicazione efficace è una comunicazione che non da consigli, né tanto meno li chiede, in realtà la risposta è dentro di noi. Nella comunicazione bisogna passare dal saper al saper essere passando per il saper fare.

IL SECONDO PILASTRO E’ LA PROSSEMICA (la gestione dello spazio).

Dall’intimo si passa al personale per poi arrivare al sociale ed infine al pubblico.

IL TERZO PILASTRO DELLA COMUNICAZIONE è che non possiamo non comunicare.

Nella comunicazione efficace conta il risultato non le buone intenzioni, bisogna raggiungere l’obiettivo grazie ad una comunicazione persuasiva.
Ci possiamo trovare di fronte a tre tipi di comunicatori:

  • l’assertivo (ti rispetto, ma voglio essere rispettato);

  • l’aggressivo;

  • il passivo.

SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI PRIMARI O DOMINANTI (V.A.K.O.G.)

INPUT (attraverso i sensi)

OUTPUT (elaborazioni dell’uomo)

VISIVO

COMUNICAZIONE VERBALE, PARA VERBALE, NON VERBALE

AUDITIVO

come sopra

KINESTESICO (tatto e sensazioni)


come sopra

OLFATTO

vedi il kinestesico

GUSTO

vedi il kinestesico

 I sistemi rappresentazionali primari da cinque diventano tre perché i sensi dell’olfatto e del gusto confluiscono nel kinestesico

 

VISIVO

AUDITIVO

KINESTESICO

VERBALE

Predicati sensoriali*

Predicati sensoriali*

Predicati sensoriali*

PARA VERBALE

Volume alto, tono alto, velocità alta, poche pause.

Monotono (tono ad unica nota) o armonico (buon oratore).

Volume basso, tono basso, velocità bassa, molte pause.

NON VERBALE

Postura tendenzialmente eretta, respirazione superiore o alta (di chi impallidisce), posizione degli occhi verso l’alto, gestualità descrittiva e centrifuga (dall’interno all’esterno).

Postura del telefono o del sassofono, respirazione media, posizione degli occhi verso i lati,

gestualità verso le orecchie, sposta tendenzialmente il capo verso la fonte delle parole o del rumore.

Postura tendenzialmente rilassata, respirazione profonda o addominale, posizione degli occhi verso il basso, gestualità centripeta (dall’esterno all’interno).

* quantità di predicati sensoriali presenti nella comunicazione verbale.

TECNICA DEL RICALCO E DELLA GUIDA

Il ricalco serve a creare empatia, invece la guida serve a far vedere il proprio punto di vista o serve a fare obiezioni.

Il ricalco e la guida possono essere fatti:

  • nella comunicazione verbale (si usano gli stessi predicati sensoriali);

  • nella comunicazione para verbale (ritmo);

  • nella comunicazione non verbale (rispecchiare);

  • dal punto di vista emotivo, la cosiddetta terapia occupazionale;

  • dal punto di vista culturale (adeguamento nell’aspetto, linguaggio e contenuti).

CONCETTO DEL 7 +/- 2 PEZZI D’INFORMAZIONE DI CUI SIAMO CONSAPEVOLI E COSCIENTI NEL QUI E ORA.

Il  L.E.M. è l’acronimo di lateral eyes movements, ossia movimenti laterali degli occhi.
Dalla direzione degli occhi si può capire l’interlocutore che abbiamo di fronte che tipo di comunicatore è. Quindi, abbiamo che chi guarda in alto a destra è un visivo costruito, chi guarda in alto a sinistro è un visivo ricordato, chi guarda a lato a destra è un auditivo costruito, mentre chi guarda a lato a sinistra è un auditivo ricordato. Chi guarda in basso a destra è un kinestesico, mentre chi guarda in basso a sinistro è un auditivo digitale, ossia di chi è chiuso su se stesso.

RICALCO èGUIDAè ACCETTATAèGUIDA PIU’ PROFONDA

    La guida può anche essere non accettata.
I problemi principali riscontrati nella comunicazione sono dati da:

  • routine

  • gabbie mentali

  • abitudini e schemi.
     

    Bibliografia:
I sette pilastri del successo, COVEY, edizioni BOMPIANI.
La metamorfosi terapeutica, R. BANDLER, J. GRINDER, edizioni ASTROLABIO.
Ottanta giorni per capirsi, NELLY BIDOT, edizioni XENIA.

E-mail utili:
maxmumtraining@jumpy.it
giovanni.tavolano@libero.it

 
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