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Invito alla lettura per non dimenticare Intervista a Giuseppe Pirolo autore del libro 1940-45 edito da Edizioni Simone anno 2001
Non ho fatto alcuna fatica a scrivere perché mi sono limitato a corredare gli appunti segnati nei Lager con i particolari sempre vivi nella mia mente. Più di una sono invece le pagine dolorose cominciando dalla lettera di Giovannino Guareschi al figlio Albertino, che aveva all’epoca tre anni e che è sicuramente tra le più toccanti del libro perché in quella lettera un padre cercava di spiegare idealmente al figlio lontano il perché della non adesione alla Repubblica di Salò. Un dilemma che toccò, a chi più a chi meno, tutte le coscienze degli internati. Poi le tragiche uccisioni del capitano Tuhn e del sottotenente Romeo. Gli eventi dolorosi erano però bilanciati nel mio stato d’animo da una solida certezza, quella di ritornare a casa, e questa certezza derivava dalla fede.
E’
difficile dirlo perché oggi i giovani sono poco disposti al sacrificio
per una semplice questione di abitudine. Tuttavia ho incontrato
recentemente un gruppo di giovani ai quali ho illustrato qualche pagina
del mio diario ed ho constatato un notevole interessamento, e
soprattutto sensibilità da parte femminile.
Sicuramente, e l’esperienza fatta da soldato e da prigioniero mi ha aiutato ed ancora oggi mi sostiene se devo superare momenti di difficoltà. Ritengo che il periodo trascorso da militare sia non solo necessario ma indispensabile per corredare la formazione di un giovane e sono perciò contrario all’abolizione del servizio militare obbligatorio.
Ho
collegato i fatti incresciosi di Nassiriya con alcuni episodi di cui
sono stato co-protagonista nell’ultimo conflitto mondiale.
La pace dipende dall’uomo, dal suo libero arbitrio, dalla volontà, dal senso umano, dal sacrificio e, soprattutto, dalla comprensione dei diritti degli altri da considerare componenti della stessa famiglia umana e non come nemici da combattere.
I giovani fondamentalmente non hanno alcuna esperienza di vita vissuta e per di più spesso si trovano di fronte ad un problema peraltro poco avvertito: si è diluito nel tempo il senso della famiglia. L’esperienza si fa giorno per giorno, passo dopo passo. Anch’io da giovane avevo poca esperienza ed ho vissuto un conflitto generazionale che è un processo naturale ed umano, anche se il contesto ambientale era profondamente diverso. Oggi ci troviamo di fronte un mondo giovanile in continuo conflitto con se stesso e con gli altri. La diffusione della droga è un dramma sociale irrisolto, i giovani non hanno ancora trovato una strada sicura da seguire, sono senza mete in un mare in tempesta. Bisogna quindi aiutarli in questo mondo in continua trasformazione e cambiamento.
Il mio
messaggio da tramandare alle generazioni future è quello di fare
qualsiasi sacrificio possibile per non finire in un nuovo conflitto
mondiale.
Sono sbalordito e spaesato. Non ho comprato fino ad oggi un cellulare, né tantomeno ho voluto che qualcuno me lo regalasse, né ho intenzione in futuro di prenderne uno. Sarà pure una conquista ma oggi i telefonini dilagano perché così vuole la moda. Internet poi non fa parte del corredo del mio P.C. perché mi spaventa. Campo troppo vasto, immenso, privo di confini e vicino all’impossibile, con il tempo contribuirà a sclerotizzare i cervelli, ed io desidero ancora ragionare con la mia testa, non con quella degli altri.
E’ stato questo il motivo principale che ha reso possibile la trasformazione del mio diario in libro. Ho visto un po’ dappertutto bambini stremati dalla fame e dalle sofferenze, abbandonati. E la vendita di un libro può anche significare un sorso di latte per qualcuno di essi.
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